LA POETICA DEL CONTENIMENTO NELL’ARTE DI SATYAM

Nell’osservazione paziente, morbida e disciplinata delle opere di Satyam lo spettatore potrà fare esperienza di un principio originario, il caos che diventa ordine. L’anima percepisce un’armonia e un raccoglimento di un imprendibile guizzo fantastico e magicamente ammiccante, sfuggevole che si solleva da un insieme ordinato, scelto, inscatolato. Sembrano fermare il movimento. A tratti le sue opere sembrano fermare lo scorrere del tempo.
La sua espressione artistica attinge dal mondo del teatro, dalla fotografia, del cinema si sentono profumi culturali dell’emisfero orientale inscindibilmente legati alla sua storia occidentale. Tutto si fonde. Artista che sa essere rassicurante e inquietante al tempo stesso. L’aura delle sue opere respira di una vitalità sorprendente. Sorprende. L’osservatore cullato dall’evocazione del contenimento esercitato dal profondo fascino della semplicità delle scatole, non capisce ma è condotto ad avvertire da dove esattamente parta una grassa risata di evocazione circense o carnevalesca. Sarà il respiro del suo passato da maestro costruttore di maschere di cartapesta. Sorge inaspettato il desiderio di posare per lui, per far entrare attraverso la sua arte in quella scatola tutta la nostra essenza. Con pochi simboli. Con quelle poche mobili fissità che ci caratterizzano. Culto dell’oggetto, attenzione nella concatenazione degli eventi, amalgama di discipline, che danno più di una tridimensionalità all’esperienza dello sguardo. Opere che educano all’attenzione. Dicono che in un profondo stato di centratura l’essere umano sia in grado di avvertire l’arrivo di qualcuno o qualcosa anche ad occhi chiusi. È l’attenzione. Osservi e vedi oggetti fissati, laccati, dipinti, posizionati, forse immagini che ci sia del calcolo, del pensiero. Poi con attenzione scopri che ti vogliono dire altro. Che ti portano quasi all’opposto della fissità, all’opposto della mente. All’improvviso appaiono come una scena di un film. Scorrono.
Trasformazione, raccolta, oggetto che diventa soggetto, creazioni a cui manca sola la parola. E capaci di toglierla allo spettatore attento che ha l’opportunità di mettere in scena il personale movimento interiore attraverso la multi dimensionalità che attivano le sue creature.

(Mara Pavan)